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June 30 VIAGGIO di una NOTTE di MEZZA ESTATE
Non ricordo di essermi appisolato, ne tanto meno di stare sognando quando sento formicolarmi la nuca e le estremità. E’ una di quelle sensazioni strane che mi prendono spesso quando mi sento protagonista di qualcosa che non mi appartiene, o almeno non dovrebbe. Non ricordo di essermi appisolato, ne tanto meno di stare sognando la mia vita. Me ne sono accorto quando ho visto sopra di me un cielo stellato, come quelli che puoi vedere solo in mezzo all’oceano. Sto sdraiato sull’erba, dove di solito sogno spesso di dormire, ma questi sono dettagli, credo. Il colore dell’erba invece, quello è un elemento importante, perché è di un grigio perlato che brilla alla luce della luna piena. A pensarci ora la luna piena è proprio una gran puttana, questo perché la faccia che qualcuno ci ha disegnato sopra ride di me. E’ strano il modo in cui ci si muove nei sogni, come se per fare un chilometro basta solo pensarlo, e io penso di alzarmi, e tutto è di nuovo in orizzontale, e posso controllare questo posto strano, che poi tanto strano non è, visto che è la mia stanza. Ero sdraiato sul tappeto. Sotto il letto non ricordo cosa c’è, però è qualcosa che era stato a fissarmi a lungo mentre dormivo. Il cielo è ancora dipinto con le tempere sul soffitto, e la tenda della finestra è tirata per bene, per evitare a quel sole che mi fa male di entrare. C’è odore del fumo delle sigarette che non ho fumato, ma è piacevole. Entra mia madre, che è come quelle mamme degli spot degli anni 50, con un imbarazzante completo a pallini gialli e i capelli cotonati con chili di lacca a spray. Tiene in mano la teglia con un tacchino. Sembra invitante, ma se lo guardi bene sta marcendo. Se ne sta lì con quel sorriso finto da pubblicità e mi guarda. Mi fa venire i brividi, perché so già cosa sta per dirmi. “Tua sorelle non c’è?” mi chiede. Io sbuffo, mi fa sempre la stessa domanda “No” le rispondo, e come sempre faccio finta di niente mentre raccolgo post-it dallo schermo del computer. Non voglio che legga quello che ci ho scritto anche se sono tutti bianchi. Resta ancora lì a guardarmi. Il tacchino a guardarlo meglio sembra un gatto, che salta giù dalla teglia e corre via, lei grida, lasciando cadere tutto a terra, che si frantuma in mille pezzi “E’ colpa tua! E’ colpa tua!” grida, e come sempre mi tocca inseguire il gatto. E’ nero, magro, con un collarino rosso al collo. Sembra randagio, ma è il mio gatto, o forse quello di mia sorella. Non lo so. Corre e si infila in una porta piccolissima, che sta in fondo al corridoio in cantina. Non ho paura di sporcarmi i Jeans, ma ho paura dei ragni, che li vedo, sono lì, tutti rosa e con sette zampette, che mi guardano, ma invece di inseguirmi si spaventano e corrono via. Mi dispiace un po’, in fondo. Pensavo di non passarci in quella porticina, invece riesco ad attraversarla. “Dove vai?” mi chiede lei dalle mie spalle. Non c’è più la porta. Non credo ci sia mai stata. Mi guarda. Ha un volto familiare. Forse troppo. Stessi occhi, stesso naso, stessa bocca. “Verso l’orizzonte” le rispondo. Mi sembra di conoscerla, anche se a vederla così mi è del tutto anonima. Però ha un bel sorriso. Non credo di averla mai vista sotto questo aspetto prima d’ora, mi sorprende. “Come le navi?” “No, come gli uccelli” “Allora voli” “No”. Sorride, e accarezza il gatto nero che ha in braccio. Veste di fili di ragno, ed è davvero carina, nonostante le forme morbide. Forse avevano ragione a dire che avrebbe dovuto solo voler bene un po’ più a se stessa “Allora vai da quella parte” e mi indica un orizzonte. Non l’aveva notato prima, ma è brillante, e di un azzurro intenso. Poi c’è una stella sopra il tramonto, o sono due, non so, sono troppo lontane. Mi avvio senza salutarla, ma ho l’impressione che lei sia già svanita, e non mi volto a controllare. Non ci metto molto ad arrivare. C’e l’odore della sabbia e di inverni, ma nel lungo corridoio bianco il tappeto rosso lo hanno già ritirato. C’è tanta polvere sulle cornici dei quadri appesi alle pareti. Tutti neri, con queste pesanti cornici d’oro che sono tutta una decorazione barocca e decisamente fuori luogo. Arriccio il naso e inizio a grattare sotto quella tempera scura del primo quadro. E’ datato a molti anni fa, e scivola via da sotto una foglia. E’ gialla e consumata, e sbircio attraverso il buco, che è diventato una finestra. Non si vede molto, sono ancora troppo lontano, ma provo comunque un certo senso di inquietudine. Certi ricordi non dovrebbero scoprirsi ancora, almeno ricordi così lontani, perché non vorrei riconoscere qualcosa che mi sono lasciato alle spalle, mai. Sarebbe sciocco. Mi lecco il dito e sciolgo quel po’ di tempera per riempire quello spazio vuoto in fondo alla tela. Che posto strambo. Non mi piace qui, mi vengono i brividi. Eppure non dovrei, perché sono cose mie, e so che è inutile aver paura, o comunque spaventarsi di se stessi, ma non è da quello che scappo, ma da tutto il contorno. Insalata di tonno, fagiolini e patate, quella che fisso adesso che sta sistemata sul tavolo di questa sala da party, ma è una party davvero noioso, come tutte le mie feste di compleanno. Mi sta venendo la nausea a guardare i palloncini attaccati alle pareti scure. Sono tutti colorati ma non è il mio colore preferito quello. In mezzo alla sala c’è mia madre, sempre con lo stesso vestito a pallini gialli, che parla con persone che non conosco, che annuiscono. Ha le unghie ben curate e un trucco perfetto, ma non mi vede, racconta di come è riuscita a non far smontare la maionese che ha spalmato sui tramezzini. Ormai non compra più nulla, fa tutto lei col nuovo arnese che si è regalata da sola quando è stato Natale. Lo guardo, è orribile. Allunga sempre il vino con l’acqua, e ho smesso di mangiare da quando sta a casa quel coso. E’ odioso, e mi fa la linguaccia quando mi vede, e come mia madre, anche lui mi guarda con quel sorriso finto poi, e mi fa “Dov’è tua sorella?” e rispondo anche a lui “Non lo so” e vado via. Voglio uscire, perché questa gente che non conosco ride e applaude al mio compleanno mentre qualcun altro spegne le mie candeline, ma non mi importa. Vorrà dire che non compirò gli anni nemmeno quest’anno. Fuori piove, e quasi mi dispiace bagnare il vestito nuovo, i capelli appena fatti, ma poi ci ripenso, forse mi farà bene. Faccio due passi, e resto poi a fissare un lampione. E’ uguale a quello che vedo dalla finestra del mio bagno. E’ il lampione che di notte, quando piove, fa una luce dorata e c’è sempre una falena che ci vola attorno d’estate. Ed è notte, ed è estate, e piove, e la falena ronza sotto la luce dorata, ma che ora è? Non lo so. Non penso più guardando quella luce, che sembra quasi attirarmi a se. Sento i suoi passi leggeri, e mi volto. E’ ancora lei, con quel gatto che la segue. Mi sorride sempre, sotto un ombrello nero. “Grazie” mi dice, e mi si avvicina per tenermi sotto l’ombrello con se, ma sono tutto bagnato. “Non ho fatto niente...” “Però ci hai provato, mi basta” e mi da un bacio sulla guancia, e lì mi ricordo di lei. Mi muovo per dirle qualcosa ma mi lascia il suo ombrello e corre via, sotto la pioggia. Il gatto è rimasto lì con me, e mi guarda. Forse è l’ultima volta che la vedo, forse no, ma per ora già inizia a mancarmi. E’ il gatto che mi chiama, e si avvia dalla parte opposta, quasi invitandomi a seguirlo, e non me lo faccio ripetere due volte. Mentre cammina per la strada, portandomi in città, ha sempre un portamento molto elegante “Dovresti iniziare a pensare seriamente dove vuoi arrivare” mi dice ad un tratto, fermandosi davanti la porta di una caffetteria. Le sedie sono di plastica arancione, e sento della musica. Lo riconosco questo posto, e sento il rumore della ferrovia “Abbiamo fatto molta strada” dico al gatto. “Ma non abbastanza” dice lui, attraversando la strada per allontanarsi da me. Guardo attraverso il vetro, e dentro la sala c’è qualcuno che mi aspetta, e sorrido, ma poi non più vedendola in compagnia di un’altra persona. Rimpiazza spesso le cose, e dovevo aspettarmelo. Le avevo scritto delle cose, e le ha ancora lì, sul tavolo, sotto la tazza di tè che li ha bagnati tutti, i miei fogli. Mi dispiace un po’, ma è in buona compagnia, e mi faccio indietro. Lei controlla ancora l’orologio e chiede comunque l’ora alla fata turchina con cui sta chiacchierando, per essere sicura che io sia in ritardo. Non guarda la porta, non le interessa. Mi volto, che mi aspetti pure, andrò quando avrà smesso di parlare. Sento l’odore del mare, e il rumore poi delle onde mi scuotono dal torpore. Possibile mai che ovunque io cerchi di andare trovo sempre tra le cose una coda di sirena? In riva la mare ci sono tre uomini. Non hanno più un volto, ma mi indicano tutti il faro. Affondo i piedi nella sabbia ma poi arrivo alla spiaggia giusta, quella che affoga sul mare, e le pietre sono regolari, che dalle grotte scivolano nell’oceano. Non ci sono gli squali qui, però ci sono le sirene. Mi prende quasi un infarto quando la vedo. E’ lì in fondo, dove la lasciai l’ultima volta, con quei lunghi capelli al vento, accanto al faro spento. Che sia notte, o forse anche giorno non mi importa, perché se è lì vuol dire che mi ha aspettato. La chiamo mentre le corro incontro, ma lei non si volta, le chiedo perdono anche se non ho sbagliato, e la chiamo ancora, e ancora, ma non arrivo mai per darle quel bacio, e quando arrivo è troppo tardi, è andata via, o forse si è semplicemente inabissata di nuovo, andata dove non potrò più cercarla. Guardo giù, nell’acqua bassa, e ci sono i granchi. Vi immergo i piedi scalzi, è piacevole ma... vorrei immergermi, anche se non so nuotare, ancora, però potrei provare... “Non buttarti!”. Mi volto, ed è qualcosa di strano quello che vedo. E’ il gatto, e affianco a lui una giovane strega dai capelli ricci e scuri come la notte “Non è quella la strada” mi dice la strega “O se è quella non lo so”. Guardo l’orizzonte, ora splendente, ora che aspetta il sole, e scuoto la testa. No, non era quella la strada. La strega coccola il gatto nero e sorride come una che la sa lunga “Dove stai andando?” mi domanda, e mentre mi rimetto le scarpe ci penso “Forse al Nord” e lei mi indica una strada. Provare non mi è mai costato nulla infondo. Mi avvio. Mi ricordo di mia sorella e mi sento quasi in colpa che se ne sia andata. Ci abbiamo provato per un po’, ma si vede che non ha mai funzionato. Tutti la cercano, ma ha detto solo a me dov’è andata, quel giorno, mi ha scritto una lettera, che ho ancora qui in tasca. “Dove stai andando?” mi chiede un ragazzo. Non vedo bene il suo viso, ma anche lui mi sembra di conoscerlo, con quei capelli rossi o di uno strano colore e quei piercing sul viso “Dall’altra parte” “Non puoi” “Perché?” lui mi indica il petto, ma io mi apro la camicia e sorride “Allora puoi” e mi apre. Mi vergogno sempre di farmi vedere sotto la camicia, è sempre più forte di me, ma questa volta è diverso, lui ha sorriso, non ha riso “Attento ai cani” mi dice “Se sei un gatto scappa in fretta”. E’ un posto strano, un ambiente totalmente bianco, con un muro, un ascensore e una rampa di scale per l’uscita di sicurezza. Chiamo l’ascensore, e mi specchio nella sua porta lucida che mi deforma. Entro e vedo che c’è un solo pulsante che va su e una targa d’oro con scritto su qualcosa che non riesco a capire. Forse è quella cosa sul peso, o non so cosa, ma non mi importa. Premo il pulsante e le porte si chiudono lentamente, mostrandomi nel riflesso lo sconosciuto che è dietro di me. Mi volto di scatto, spaventato a morte, ma non c’è nessuno, eppure il riflesso è ancora lì. Mi guarda mentre l’ascensore resta fermo, poi la spia si accende e lampeggia. Le porte si aprono di nuovo nella stanza bianca. Sono troppo pesante dice la spia, ma non è possibile. Non è possibile! Mentre esco vedo le porte chiudersi e l’ascensore salire col riflesso dello sconosciuto. Non ero certo io quello pensate, non ero certo io! Eppure mentre salgo le scale ho l’impressione che qualcuno mi segua, e arrabbiato più che altro per l’umiliazione dell’ascensore me le faccio di fretta. A metà già sono stanco. Sono troppe, non ce la faccio. Mi accascio contro la parete e penso che davvero sono io quello pensante, ma cosa posso farci... non mi è mai piaciuto quel contorno, quella schifosa insalata di tonno, fagiolini e patate. Mi faccio coraggio però. Non so quanta strada c’è ancora, ma non mi va di tornare indietro, no, sarebbe troppa strada. E’ in quel momento che sento il campanellino del gatto nero. Se è salito lui posso farcela anche io, o forse sta scappando dai cani, se è così lo devo aiutare. Mi faccio altre rampe, ma sono stanchissimo, lo sento camminare, vedo la sua ombra, ma non arrivo mai... poi ecco la luce. Una luce immensa che mi avvolge, e resto stordito, quando mi ritrovo nel deserto. L’ascensore al mio fianco si apre, e il gatto esce tranquillo, guardandomi, e sedendosi. “Ce l’hai fatta visto?” mi fa. “Sì, ma dove siamo?” “Dove devi andare”. C’è una strada, infatti, in mezzo al deserto. Una striscia grigia in mezzo alla sabbia rovente, ma non fa caldo, perché il sole sta calando, e mi siedo lì, su una pietra, guardando i cactus dalle forme più strane, e sorrido, un po’ divertito in verità. Sono stanco ora, vorrei solo riposare, dormire. Non mi importa più dove sto andando, ne di andarci. Troppa strada e troppa gente ancora da incontrare, e se il mondo poi finisce e resta tutto a metà? Che si fa dopo? Sento il rumore di un auto in lontananza che si avvicina, ma resto seduto, non mi scompongo più di tanto, non mi aspetto nulla in particolare. Invece quell’auto si ferma, e il finestrino dalla parte del conducente si abbassa, rivelando un viso giapponese che in quel contesto proprio non vi sta. L’auto è una Bentley decappottabile con il tettuccio chiuso, però. Mi sorride, ed è un sorriso affabile “Dove stai andando?” mi domanda con uno strano accento “Non lo so!” gli dico, esausto ormai. “E’ a metà strada per dove sto andando io, salta su” e non me lo faccio ripetere due volte. Viaggiare in compagnia è sempre la cosa migliore in questi casi. Dentro l’auto c’e un vago odore di cenere e di oceano, ma si sta bene. Lui mette su una vecchia cassetta dei Sex Pistol nel mangianastri, che nemmeno pensavo ne facessero ancora di auto così. Anche lui ha un’aria familiare, e solo dentro mi accorgo che ha i capelli rosa. Che pazzo si farebbe mai i capelli di quel colore? “Ci vorrà molto?” gli domando. In fondo sembra un tipo simpatico. “Tutto il tempo che vuoi” risponde lui, e fa partire la Beverly. Il sole ce lo abbiamo alle spalle. Andiamo verso la notte, che nel deserto, oltre che fredda, è spettacolare. June 29 Primo buco anomalo...Mercoledì si avvicina imperscrutabile... e io inizio a calare nel terrore. Mi rendo conto di non aver fatto molto ultimamente e di voler studiarmi tutta la tesina all'ultimo secondo, ma ci tengo in un certo senso a fare bella figura çç ma sighh.. a parte questo terrore assurdo, ieri mi sono andato a far bucare... cioè... non buco da drogato XD mi sono fatto il secondo buco all'orecchio v.v
Per molti sarà una stronzata ma per me è una specie di inizio, visto anche che tra qualche settimana, o forse mesi, mi farò il mio primo tatuaggio... dico primo perchè ho intenzione di continuare bellamente XDD
Sarà che il primo buco l'ho fatto che ero piccolo, ma non mi ricordavo che era così fastidioso... o.O stanotte ha dato un fastidio cane che ho dormito una merda XD Non potevo girarmi sul fianco çç ==... però dai, non è tanto male, anche se per farlo il gioielliere mi ha guardato strano visto che ho l'orecchio piccolo che loro chiamano "arricciato" perchè ha la piega del lobo verso l'interno XD Dieci minuti solo per "sdricciarlo" e trovare la posizione buona per la pistola XDDDD Io poi non è che sono pauroso, però quando armeggiano per troppo tempo con robe del genere mi inquieto e mi accartoccio, ovvero mi piego in avanti facendo una faccia così -> >___<''''''
XD
Alla fine sono pure riuscito a scroccare alla madre una catenina niente male XD che quella lì ancora prova a comprarmi i cristi in croce XD e ieri mi sono sbudellato mentre cercava di ordinare al gioielliere i ciondoli d'acciaio con i teschi XD Buahahaha XD dio che tristezza che è... però apprezzo che voglia farmi contento anche se alla fine io i teschi al collo non li ho mai portati e non so nemmeno se lo farò mai XDDD
Dius che scleri a quest'ora...
Sono giorni che per studiare non mi faccio nemmeno una doccia e ora sono tutto schifosamente appiccicaticcio, ma più tardi sarò costretto a farmela, che deve arrivare anche gente <.<... =_=
Voglio la mia vacanzaaa!! *frigna tipo bimbo di due anni* XD
June 27 Disperazione...Tra una settimana esatta ho l'orale dell'esame di maturità e non ho nemmeno studiato mezza tesina. Non riesco a studiare! Leggo una cosa venti volte e due secondi dopo l'ho già dimenticata... Fa caldo, infinitamente, sono incazzato nero perchè ho sempre mal di testa e il terrore di far passare una settimana senza essere riuscito a impararmi un ca**o...
scusate lo sfogo ma sono davvero disperato, cioè... non so se rendo bene l'idea, ma qualcuno ha una soluzione?? Devo solo impararmi una paginetta per argomento ma proprio niente mi entra in testa!!!
Mi rivolgo a chi la maturità l'ha già fatta ç__ç Aiuto! Datemi anche solo uno stupido consiglio, perchè davvero non so come fare...
Mi postro e torno a sbattere la testa sulla tesina di storia.
Grazie.. ç_ç June 25 Sistemazione blogCapisco che non sarà il massimo dell'allegria o dell'originalità e che è solo una fase intermedia prima che capisco bene come caspio funziona il tutto... però... :P
Vi piace la nuova grafica??? XDDDD
Oggi.......CAAAAAaaLLLLLDDDDDooOO!!
*muore* June 24 The Cape of Storm - HydeUltimamente mi do ai video XDD
Sarà che studiando è l'unica cosa che riesco a vedere quando ho un po' di tempo çç
Annuncio i voti dei miei scritti intanto!!
40 forevaaaaa XDDDDD
Importerà a pochi ma ci tenevo a dirlo çç
Comunque... tornando al post, metto qui una canzone che mi sta perseguitando da quando ho visto Kagen No Tzuki, e probabilmente ne ho già parlato, ma la metto qui per bene in ogni caso XD
La canzone è The Cape of Storm di Hyde, il cantante dei L'Arc_en_ciel... so che Giorgia ora impazzirà ma vabbè XDDDD
La traduzione potrebbe non essere preciva visto che l'ho fatta io aiutato dal traduttore di Goooogleee XDDDD
Buon ascolto-visione :P
The Cape of Storm
Hyde
So where do I sail?
A ship losing control My cries swallowed up, lost in the raging sea So where has love gone? Will I ever reach it? The Cape of Storms echoes the pain I feel inside You'll never notice The colour of sin Just as the storm cloud close in It's dark Here in the shadows I am pursued Until the ends ot the earth Embraced The ghost ship wanders far For there is no guiding star And this treasure has no meaning anymore So where do I sail? A ship losing control My cries swallowed up, lost in the raging sea So where has love gone? Will I ever reach it? The Cape of Storms echoes the pain I feel inside You know completely The taste of sin Melting sweet in your mouth Like chocolate A moment of pleasure You are fulfilled But every dream has its time To die The ghost ship wanders far For there is no guiding star And this treasure has no meaning anymore Will this be my fate? So where do I sail? A ship losing control My cries swallowed up, lost in the raging sea So where has love gone? Will I ever reach it? The Cape of Storms echoes the pain I feel inside TRADUZIONE Quando riuscirò a navigare?
La nave perde il controllo Il mio grido inghiottito, perso nel mare che infuria Quando è svanito l'amore? Sarà che io non debba mai arrivare? Il Capo di Tempeste fa eco al dolore che mi sento dentro Non avrai mai notizie Il colore del peccato Così come la tempesta stringe le nubi È buio Qui nelle ombre Io sono perseguitato Fino agli estremi confini della terra Abbracciato La nave fantasma vaga lontano Senza la guida di alcuna stella Questo tesoro non ha più alcun significato Quando riuscirò a navigare? La nave perde il controllo
Il mio grido inghiottito, perso nel mare che infuria Quando è svanito l'amore? Sarà che io non debba mai arrivare? Il Capo di Tempeste fa eco al dolore che mi sento dentro Conoscere completamente Il gusto del peccato Dolce fusione nella tua bocca che sa di cioccolato Un momento di piacere lascia soddisfatti Ma ogni sogno ha il suo tempo per morire La nave fantasma vaga lontano Senza la guida di alcuna stella Questo tesoro non ha più alcun significato Sarà questo il mio destino? Quando riuscirò a navigare? La nave di perde il controllo Il mio grido inghiottito, perso nel mare che infuria Quando è svanito l'amore? Sarà che io non debba mai arrivare? Il Capo di Tempeste fa eco al dolore che mi sento dentro June 22 Per...
We watched
Ho combattutto molto nel decidere se inserire o no questa cosa. Sarebbe dovuto stare in un altro posto ma invece la metto qua. E' una cosa a cui tengo, infondo, e sapendo che nessuno in questione verrà più a guardare qui posso farlo tranquillamente. Non sapevo come l'avrebbe presa, ma questo è il mio posto aperto, la porta che si apre su dentro di me, quando non voglio più tenermi tutto dentro, lo scrivo qua. Mostro di me più di quello che si dovrebbe, ma è bello, almeno quando nessuno può guardarmi in faccia.
Inizia l'estate, e penso a molte cose, ma quella cosa sorprendente a cui ho pensato proprio l'altro giorno, quando mandavo giù l'ultima pillola amara, l'ultimo boccone di veleno da lasciar scivolare via, ho ragionato forse per la prima volta a mente fredda su una questione. C'è chi mi dice che non dovrei usare un blog per scrivere queste cose, chi invece mi sorride dicendo che scopre di me più questo posto che altro... e invece chi l'ha capito si è accorto che questo è il mio diario, diciamo, quel diario segreto non tanto segreto. Ho sempre avuto questa mania di scrivere nei diari e poi farli circolare in giro. Sarà che sono sempre stato scemo o che ne so, ma so che una cosa che ho sempre desiderato era che qualcuno mi capisse e che mi dicesse che non sono mai stato solo, solo che, come la fantasia di un malato la cosa è stata poco fattibile, e ora mi ritrovo col mio passato nelle mani di chi si è portata via con questo tutto il resto, ma non in male infondo, ma semplicemente lasciando che io sia riuscito da solo a dimenticarmene.
Faccio troppo spesso il filosofo, volendo immortalare con grandi paroloni quelle sensazioni che poi si rileggono a freddo come struggenti e pieni di risentimento che mi lasciano solo una marea di tristezza. Ho riflettuto dicevo, l'altro giorno, quando ormai si era tutto bello e concluos un'altra volta attraverso uno schermo luminoso e sterile. Riflettevo e pensavo che non sono abbastanza maturo per arrabbiarmi ancora, che non ho motivo per arrabbiarmi ancora, ne tantomento per pretendere di avere sempre ragione. Il tempo passa si sa, e portare rancori serve a poco quando è tutto talmente incerto... Aspetterò di crescere ancora, di uscire da qui e vedere come si vive fuori di qui per tornare e poi e magari rendermi conto che non si è felici mai abbastanza. Un giorno tornerò e magari la rivedrò, e niente mi sembrerà più così terribile. Ora basta rimuginamenti e altre cazzate. Sarà una cosa semplice come tutto il resto.
Il video su e di uno dei film più belli che abbia mai visto. Già ne ho messo uno simile ma questo è più lungo e che dice molto di più... le parole sopra poi mi sembrassero dire dolcemente più di quanto credessi riuscire a dire a parole mie.
Vado a letto che dopo la mezzanotte inizio a sentirmi stanco specialmente ora che sto a metà strada per la maturità...
Notte a tutti. June 17 Piccolo sfogo di una giornata di pioggiaQua piove. Fuori come tutte le cose è bagnato, umido, e sa di rugiada ogni cosa. E' bello, e volendo, potrei mettermi fuori, qui, al riparo della tenda e ascoltarla cadere.
Uhm... ha un buon sapore, che mi ricorda tante cose...
Guardo la pioggia e come ogni cosa mi ricorda di te... che ormai mi segui come un'ombra, ovunque io vada. Ti ho rivista, e non è stato come immaginavo.
Mi odi tanto a tal punto? Talmente tanto da tentare così, di punto in bianco, di rovinarmi una delle poche sere in cui posso respirare, almeno adesso, un po' d'aria?
Fai bene a odiarmi, perchè ora il cambiamento lo sto vedendo nei miei occhi, ed è un cambiamento vero, lento, ma inesorabile.
Finiscono gli anni dei ripensamenti, delle incertezze e di tutte quelle cazzate che mi hai trascinato dietro nella vita.
Ti amerò sempre dolce fiore, ma quello che mostri ora di te deve ancora crescere, bocciolo di rosa velenosa.
Ho visto un bel cielo l'altra sera, e pensi che quegli sguardi che mi nascondevi non mi siano arrivati? Forti e chiari... ma magari aspettavi solo di vedere che altro avrei fatto, con chi ero venuto o semplicemente se ancora mi accorgevo di te.
Non preoccuparti bambina, non potresti mai esistere in un luogo senza che io me ne accorga.
Quelle tue rimostranze, quel tuo avvicinarti silente al mio fianco o portarmi via la compagnia magari all'inizio mi hanno sorpreso, ma poi mi sono ricordato, che sei tornata la sirena arenata su quello scoglio del mio cuore, piccola innocente con i denti affilati come rasoi. Ma non sento la tua voce che canta... bambina... non posso più essere ammaliato dalla tua voce suadente, dai tuoi modi così maestosi... mi sono tagliato le orecchie. Metaforicamente, ovviamente, ma ti osservo, vedo la tua bocca muoversi, ma nessun suono mi giunge. Che bello è stato vedere con quanta passione ti prodigavi per cercare la mia attenzione. Il sorriso te lo sei preso tutto, per tutta l'energia che hai speso, quasi divertente è stato osservarti.
E' sarà come ballare sotto la luna piena sai? Tornerai ricordo di sogni quando anche questa estate sarà finita, perchè come tutti gli incantesimi d'amore... anche questo svanirà. Il lieto fine non lo voglio più, ne mi fa più niente osservare attorno i tuoi sguardi felici, perchè so che felice non sei, ne lo sei mai stata. Bugiarda sempre, come poche, ma infinitamente bella, con quei capelli come i rovi che mi avevano nascosto la luce del giorno...
Uhmpf... piccolo sfogo questo, che sotto le dolci note di una ballata mi ha fatto ripensare a te.
Finisce l'era, piccola bambina.
Finisce il sogno che ancora mi legava a te... manca poco, e sarò completamente libero. June 12 Last Work!
Il mio ultimo lavoro :P Il video della gita della VTGP all'isola d'elba! Io non ci sono che giravo il video! Buona visione! La canzone è "Contagious" di Avril Lavigne XDi June 08 Un po' di stress non uccide nessuno... o forse sì??? o___ONon potevo nemmeno immaginare come fosse stressante prepararmi agli esami... tesine ancora da finire, scleri infiniti e l'accademia che ti aspetta... ti aspetta... ti aspetta... e io non aspetto altro che finire questo atroce supplizio >.<
Mentre faccio ogni tanto un break tra una tesina e un'altra scribacchio sul mio tacquino e preso dallo sconforto dedico questi pochi secondi di svago allo zio hide, che l'altra notte è stato anche così premuroso di apparirmi in sogno per rassicurarmi (çç).
Metto qua i tre sketch meglio riusciti :P XD
Accetto anche bestemmie varie, ormai XD
questa è una versione molto fumettosa di profilo :P quella che ha addosso è la giacchetta gialla e il capelli è sempre il fucsia sul nero XD queste invece sono una prima e una secondo modifica allo stesso disegno. Il primo è solo con le ombre e le linee base, sull'altro mi sono lasciato andare nel rimarcare certe zone di ombra con le sagome. Sembra un folletto qua XD Con quel naso poi v.v ma vabbè, almeno mi distraggo un po' <.< Uhm... forse meglio che mi rimetto a studiare v.v... *scappa via* June 04 Fortunato di esserci statoQuesto che segue mi è stato inviato via e-mail da Duchessa... e solo leggendo mi sono venute le lacrime agli occhi. Sì, sono fortunato di esserci stato.
Questo 'intervento' è dedicato a tutti quelli che sono stati bambini nel periodo in cui si poteva esserlo...vi ricordate? Adesso i tempi sono cambiati...e i bambini non sono più quelli del nostro periodo...
Dedicato a chi c'era... Noi che... ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda colore' e 'il lupo mangiafrutta' Noi che... facevamo 'Palla Avvelenata'. Noi che... giocavamo regolarmente a 'Ruba Bandiera' (detto anche 'bandierina'). Noi che... non ci facevamo mai mancare 'dire fare baciare lettera testamento'. Noi che... i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva. Noi che... quando giocavamo col Lego facevamo anche castelli alti 6 piani che nn si smontavano mai. Noi che... chi andava in bici senza mani era il più figo. Noi che... anche quelli che impennavano però non se la tiravano poco. Noi che... suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa. Noi che... facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente. Noi che... avevamo adottato gatti e cani randagi (nei casi peggiori bruchi!)che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale, anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca. Noi che... i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa. Noi che... dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella. Noi che... giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria. Noi che... sul pullman della gita giocavamo a 'nomi cose e città' (e la città con la D era sempre Domodossola). Noi che... con 100 lire ti prendevi una cicca con 500 un pacchetto di figurine dei calciatori. Noi che... le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte che ora a distanza di anni sappiamo ancora cosa cantavano Robin Hood e Little John. Noi che... in TV guardavamo solo i cartoni animati (e abbiamo avuto la fortuna di vedere la prima serie dei power rangers..l'unica seria!!) Noi che... avevamo i cartoni animati belli!!! ma davvero!! quelli di adesso sono così tristi..(come i bambini che hanno solo quelli da guardare, purtroppo..) Noi che... litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja. Noi che... cercavamo di far sorridere i sofficini ma si rompevano sempre in 2. Noi che... non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato. Noi che... i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno a nostro rischio e pericolo. Noi che... si andava in cabina alla fine della scuola per prendere le schede finite. Noi che... c'era la macchina fotografica usa e getta e facevi fino a 20 foto!!! Noi che... non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l'albero decorato annesso. Noi che... le palline di natale erano di vetro e si rompevano. Noi che... se guardavamo tutto il film fino alle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo!! Noi che... guardavamo film dell'orrore anche se si aveva paura (la maggior parte di noi si ricorda ET, trasmesso su canale5..tutti l'hanno guardato nascosti da qualche parte!!) Noi che... suonavamo ai campanelli e poi scappavamo. Noi che... nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti. Noi che... il bagno si poteva fare solo dopo 2 ore che avevi finito di mangiare. Noi che... a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle. Noi che... quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino. Noi che... se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore. Noi che... le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google. Noi che... internet non esisteva. Noi che... la merenda a scuola te la portavi da casa. Noi che... si poteva star fuori in bici il pomeriggio. Noi che... se andavi in strada non era così pericoloso. Noi che... sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM. Noi che... il primo novembre era 'Tutti i Santi', mica Halloween. Noi che.. anche se "questa e-mail non la mandi a 1000 persone" non ti succede niente. Noi che... ci manca quel periodo.. Ma che fortuna esserci stati... Desiderio...Ascolto un'amica che parla del suo ragazzo...
cosa non farebbe per lui... e istintivamente sorrido...
un pensiero colpevole mi balena nella testa...
"Quanto vorrei essere anche io così importante per qualcuno..."
Amare...
vorrei solo ricordare cosa si prova...
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